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STUDENTI SENZA MACCHIA E SENZA PAURA

Adolescenza, omofobia, bullismo e amicizia. Questi, tra gli altri, i temi affrontati nella rassegna “Obiettivo Rivoluzione-Il diritto di Amare”, organizzata dall'associazione Risvolta in una serata come sempre costituita da un dibattito e dalla proiezione di un film, e, in questo caso, realizzata in collaborazione con la Consulta Provinciale degli Studenti di Matera, grazie all’impegno della presidente della consulta Sabrina Porcari.

Questa volta il film è stato l’americano “Tuo, Simon”, tratto dal romanzo “Non so chi sei ma io sono qui” di Becky Albertalli. In breve: Il diciassettenne Simon Spier ha una vita normale, una famiglia che adora e degli ottimi amici, ma custodisce un segreto: nessuno sa che è gay.

Simon non ha nemmeno il coraggio di dirlo alla famiglia finché non inizia un appassionante scambio di mail con un compagno di scuola che rimane anonimo. Qualcuno però pubblicherà le loro conversazioni rendendo pubblico il segreto di Simon. (link per il trailer del film: https://youtu.be/wwAA3ZPjwT8).

Ecco che ai temi originari se ne aggiungono altri altrettanto importanti e vicini alla nostra realtà: il cosiddetto outing* e il rapporto con la scuola, i compagni e i professori dei ragazzi omosessuali. Per questo, gli ospiti della serata erano i giovani studenti materani, provenienti da molte scuole superiori, che hanno dialogato tra loro in uno scambio molto libero e informale, circa la visibilità dei temi lgbt nelle loro scuole e il comportamento di compagni e docenti nei confronti di queste tematiche. Ed è attraverso le loro testimonianze che si può capire la situazione.

“Nella mia scuola ci sono poche ragazze e il clima è molto chiuso. Si mettono in discussione l’intelligenza e le capacità delle ragazze, dunque la parità di genere ed è impossibile aprire un dialogo su temi quali parità dei sessi o femminismo, figuriamoci trattare tematiche lgbt” (istituto tecnico industriale).

“Si tende sempre a nascondersi dietro il ‘non sono omofobo’ e si crede che non partecipare al congresso della famiglia basti a dirsi libero da pregiudizi di ogni tipo ma pensare come il popolo della famiglia o come i leghisti è l’ultimo stadio del cancro, anche la discriminazione verbale o il pettegolezzo malizioso costituiscono atti di omofobia” (liceo classico).

“Spesso queste tematiche vengono affrontate in classe da alcuni docenti o nelle assemblee di classe o di istituto, però spesso vengono trattate con indifferenza o addirittura come un tabù” (liceo scientifico).

“Una professoressa di religione ha sottoposto alla classe un test in cui tra una lista di colpe dell’umanità ognuno doveva ordinarle in base alla loro gravità. Tra le colpe c’era il veganesimo e anche l’omosessualità… la stessa docente è arrivata ad esprimere il suo provare ‘schifo’ nei confronti dei membri della comunità lgbt” (liceo delle scienze umane).

“Da noi non se ne parla mai perché non ci sono ragazzi o ragazze omosessuali, però quando sono passato per le classi a proporre questo progetto con Risvolta qualcuno ha fatto risatine e commenti un po’ sgradevoli. Ci sono state proposte per delle assemblee di istituto in cui parlare di tematiche arcobaleno, ma sono state sempre rifiutate dalla maggioranza” (istituco tecnico agrario).

“Quando si voleva insultare qualcuno lo si chiamava ‘gay’ o ‘finocchio’ o ‘frocio’, non parliamo poi dei casi in cui un ragazzo aveva degli atteggiamenti un po’ effemminati…” (istituto alberghiero).

“Non ci sono episodi violenti o discriminatori espliciti, però nelle battutine di ragazzi e docenti si nasconde quel fondo omofobo difficile da sradicare, che può frenare un ragazzo dall’esprimersi liberamente” (liceo scientifico).

“Nella scuola la situazione è molto tranquilla, si respira aria di accettazione e libertà, non ci sono problemi e tutti si sentono liberi di esprimersi come vogliono” (liceo artistico).

“Credo che la situazione sia tranquilla, perlomeno io la vivo tranquillamente. A parte la leggera ipocrisia di alcuni ragazzi e i pensieri non troppo aperti di pochi docenti, c’è un clima tollerante e aperto. Io comunque non voglio che i miei professori lo sappiano perché non voglio essere schedato come gay e basta, andando a perdere ogni altra sfaccettatura del mio carattere e della mia personalità” (liceo classico).

Nessun atto violento o frequenti insulti verbali molto gravi, questo è vero, ma la situazione è molto diversa a seconda della scuola, dei proprio docenti e dei propri compagni di classe. I ragazzi delle scuole più chiuse non nascondono che l’ostacolo maggiore è costituito dalla dirigenza scolastica, che boccia un certo tipo di idee e iniziative e innalza spesso dei muri con il mondo esterno. La richiesta da parte di questi giovani è che i docenti siano formati e preparati ad agire ed intervenire in certe situazioni.

Insomma c’è ancora tanto da fare, ma ognuno può fare un passo avanti ogni giorno difendendo la causa, proteggendo i compagni omosessuali, esponendosi contro i professori irrispettosi e rompendo il silenzio ipocrita e imbarazzato dopo le battutine omofobe, compiendo una piccola rivoluzione. E questo è quello che tanti studenti senza macchia e senza paura fanno ogni giorno.

La sessione è aggiornata!

Federica Debernardis

 

*Dichiarazione con la quale si rende pubblico un dato personale di qualcun altro, che è comunemente ritenuto imbarazzante: per esempio, la propria omosessualità.