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NON FILOSOFI PICCOLI, MA PICCOLI FILOSOFI

Nell’ambito della collaborazione Modena-Matera, per il progetto “Città Resilienti”, nel corso delle giornate dedicate proprio alla filosofia e tutto ciò che ad essa è legato, la fondazione S. Carlo di Modena, oltre a laboratori pratici per i bambini e lezioni per adulti, ha tenuto un workshop per educatori, a sottolineare l’importanza del connubio lavoro educativo - sapere filosofico.

Un rapporto che appare più stretto tanto più ci si riflette e quanto più ci si avvicina al significato etimologico delle parole: e-ducare vuol dire “portare fuori”; concetto molto lontano dall’atteggiamento di molti insegnanti, intenti quasi a riempire di dati e definizioni dei vasi vuoti.

La filosofia è fondamentale per rendere i bambini simili a poesie, incasinate talvolta, ma ricche di significato e complesse, e non “bambini-dizionario”, ricchi di nozioni ma privi di elaborazione.

L’introduzione della dott.ssa Emma Nanetti, esperta di applicazione della filosofia con i più piccoli, passando per Platone, Cartesio e Spinoza, ma non solo, ha chiarito proprio questo punto e sottolineato come la filosofia sia anche uno strumento di apprendimento, una “cassetta degli attrezzi” per conoscere e comprendere la realtà.

Ecco spiegato il perché della filosofia per i bambini, o come dovremmo dire, dei bambini per la filosofia, come ha specificato la dott.ssa Annalisa Caputo, docente presso l’università degli studi di Bari e altra relatrice dell’incontro.

Questi progetti hanno lo scopo di creare contesti di conversazione e di dialogo, di portare i bambini e i ragazzi a ragionare, a rispondersi, ma soprattutto a porsi domande sempre più complesse e acquisire cosi, coscienza di sé e del proprio contesto sociale; insomma hanno lo scopo di formare dei cittadini attivi in società, come le nostre, sempre più complesse.

E alla definizione di filosofo come colui che non ha le risposte ma le domande, sono arrivati i bambini delle scuole materane Bramante e Pascoli, nei progetti curati proprio dalla dott.ssa Caputo, seppur partendo dalle classiche idee di saggio anziano e canuto vestito di un “lenzuolo”, alla greca, o le più stravaganti di uomo con la barba arcobaleno o persona che si veste alla moda.

Con questo spirito hanno lavorato anche i ragazzi della scuola Nicola Festa, che in un percorso “filosofico”, hanno sviluppato temi come il famoso conosci te stesso, volti e maschere, la percezione di sé e quella che gli altri hanno di noi, visibile e invisibile, confini e limiti. E tra un incontro e un’uscita fuori porta alla scoperta dei quartieri materani e dei loro punti di interesse, hanno lavorato sull’idea di luogo e di non luogo e reinventato la capitale della cultura, chiamandola “Ma-c’era”, a sottolinearne l’attuale riscoperta, dopo un passato in cui è stata ignorata o addirittura disprezzata. Un invisibile che diviene visibile.

Ed è tutta qui l’importanza di formare e preparare i futuri cittadini sin da piccoli con la filosofia, per renderli autonomi e liberi nel loro pensiero e anche critici e propositivi. Perché è importante che questa capitale della cultura non scompaia nuovamente, per rendere Ma-c’era, che ancora per certi versi ha dell’invisibile, una Ma-ci-sarà.

Federica Debernardis