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Superabili confini. La rigenerazione urbana con le parole

“…l’uomo è l’essere-limite che non ha limiti, l’essere confinario che non ha confini…” (Georg Simmel)

Questa è la frase simbolo del progetto “Amabili Confini”, quella che dà forma all’idea originaria di inclusione cittadina e rigenerazione urbana attraverso il superamento dei confini tra centro e periferie della città; un superamento che passa attraverso parole, racconti e poesie.

Ecco la nostra chiacchierata con Francesco Mongiello, fondatore e responsabile del progetto.

Cos’è Amabili Confini e quali sono le sue finalità?

Camminando nelle periferie, nei vari quartieri della città, mi sono accorto del degrado e dell’incuria che imperversavano ovunque e lo sguardo dei cittadini esprimeva malinconia e rassegnazione ma, allo stesso tempo, la voglia di partecipare, il desiderio di sentirsi partecipi. Così è nata l’idea di Amabili Confini: la partecipazione attraverso la narrazione, attraverso i racconti.

Le finalità sono molte. Quelle a cui sono più legato e che vorrei emergessero sono: il rafforzamento del senso di appartenenza degli abitanti della comunità e la ricostruzione di quel sentimento di mutualità e solidarietà che era connaturato ai vicinati.

Il nostro obiettivo è sempre stato quello di rendere itinerante la rassegna, partendo da Matera per poi varcare questo confine esportando gli incontri anche nella provincia (per esempio Irsina, Policoro, Montescaglioso…), con l’intento sempre di allacciare rapporti e collaborazioni con gli altri, e lasciarci contaminare.

Amabili Confini è giunta alla sua quarta edizione, qual è stato il riscontro fino ad ora? C’è stata resistenza da parte della comunità materana nei confronti del progetto?

No, i cittadini sono sempre stati entusiasti dell’iniziativa e abbiamo sempre riscontrato una grande voglia di cimentarsi, di scrivere e raccontarsi.

Ciò che è emerso fino ad ora è proprio la voglia di essere partecipi, e quella di ritrovarsi in un posto in cui riconoscersi e allacciare relazioni, condividere passioni ed interessi comuni.

È chiaro che le persone vanno invogliate e hanno bisogno di essere spronate e stimolate, ma in molti, dopo l’avviso pubblico, lanciato un paio di mesi prima dell’inizio della rassegna, decidono di misurarsi nella composizione di poesie o nella scrittura di racconti brevi.

Quest’anno ci sono arrivati 170 elaborati, 100 racconti brevi e 70 poesie: è molto incoraggiante.

Dato che si parla di parole e di racconti, quali sono secondo lei le parole fondamentali nel percorso di Matera in questo 2019?

Io posso riferirti le parole di Amabili Confini, che sono parole in cui crediamo molto e che cerchiamo di rendere effettive: inclusione, condivisione e contaminazione.

Inclusione, perché per esempio abbiamo fatto scrivere racconti anche ai detenuti e agli immigrati per dar loro la possibilità di liberarsi dalle mura in cui sono rinchiusi, nel caso dei carcerati, o di affrancarsi dai margini sociali cui sono relegati, nel caso degli immigrati. Volevamo insomma dare loro la possibilità di connettersi con una comunità da cui sono esclusi e che spesso non è abbastanza attenta alle difficoltà degli altri, attraverso la narrazione.

Condivisione è ciò che facciamo sempre ed è anche il tentativo di coinvolgere quante più persone possibile nei vari incontri in giro per la città, che siano questi abitanti, o turisti che assistono per la prima volta agli appuntamenti; ed ecco che entra in gioco anche la contaminazione, perché la voglia di confrontarsi con l’altro, con il diverso, è sempre molto forte.

La parola chiave se penso ai quartieri e ai cittadini è proprio partecipazione, partecipazione con la P maiuscola, partecipazione attiva.

Come si possono abbattere le barriere culturali?

Nel nostro piccolo, le barriere che vogliamo abbattere, oltre quelle tra il centro e gli altri rioni della città e quelle tra Matera e la provincia, sono anche quelle barriere elitarie degli incontri letterari, dove si vedono sempre le stesse facce e che si tengono sempre nel museo in pieno centro, e mai vicino ai cittadini, nelle periferie.

Le barriere si abbattono eliminando le distanze, i tavoli o il palco non esistono per noi, la distanza con gli scrittori è minima perché riducendo questo aspetto così formale si invoglia la gente a confrontarsi con queste persone e a prendere parte al dialogo.

Insomma, l’abbattimento delle barriere deve assolutamente passare dalle parole.

 Federica Debernardis

 

Appuntamenti dell’edizione 2019

Incontro con Eraldo Affinati il 16/05 presso p.zza Firenze (Matera Villa Longo), e il 17/05 presso il Castello Del Malconsiglio (Miglionico);

Incontro con Mary Barbara Tolusso il 23/05 presso p.zza S. Francesco (Matera), e il24/05 presso l’Abbazia di S. Michele Arcangelo (Montescaglioso);

Incontro con l’autore Paolo Giordano il 30/05 presso Spiazzo Viale Rosmini (Matera Serra Venerdì), e il 31/05 presso l’Abbazia di S. Michele Arcangelo (Montescaglioso);

Incontro con Rossella Milone il 07/06 presso la piazzetta Chiesa S. Agnese (Matera Agna), e l’08/06 presso i Giardini Murati (Policoro);

Incontro con Daniele Mencarelli il 13/06 presso Slargo Vico G. Bruno (Matera San Pardo), e il 14/06 presso il Chiostro ex Convento S. Francesco (Irsina);

Incontro con Nadia Terranova il 18/06 presso p.zza S. Francesco (Matera), e il 19/06 presso il Castello del Malconsiglio (Miglionico).

 

*Gli incontri si tengono tutti alle ore 18.30