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Chi siete voi che fuggita avete la prigione eterna?

Un’aura rubiconda di solidarietà, una processione di fiati sospesi e di sensi all’erta, un barlume di laica sacralità in seno a ciascuna delle anime purganti che sono gli spettatori. Questo, e non solo, è PURGATORIO - Chiamata pubblica per la "Divina Commedia di Dante Alighieri", in scena a Le Monacelle fino al 2 giugno. 

L’ascesa si inaugura con la lettura del canto I, quello in cui Dante, ancora tremendamente scosso dalle atrocità della spirale infernale, canterà di quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno.

Due “Virgilii”, un uomo e una donna in lucenti abiti bianchi, guidano il cammino dal basso della Spiaggia fino alla sommità del Giardino Terrestre, passando lungo gli espiatori più iconici della Commedia quali Catone Uticense, Pia de’ Tolomei, Manfredi, Bonconte da Montefeltro, papa Adriano V, il re Ugo Capeto e via dicendo. Ciascuno di loro si presenta fisicamente sottoposto alla pena assegnatagli: i morti di morte violenta e pentitisi in fin di vita costretti a vagare intonando all’unisono il Miserere, gli avari legati proni al pavimento così come in vita avevano guardato sempre ai beni materiali e voltato le spalle a Dio, gli accidiosi costretti a girare a perdifiato lungo la loro Cornice…

Certi brevi tragitti tra una recita e l’altra appaiono come vere e proprie installazioni, con un attore isolato in una stanza vuota che ripete il proprio lamento a circuito, volteggiando nel riverbero del sole sulle pareti ora intonacate, ora di tufo nudo. Un’esperienza che convoglia certi costumi ancestrali e certi retaggi presenti, dando numerosi spunti di riflessione e usando il vecchio come critica al nuovo; non mancano anacronismi scenici, richiami a Pasolini e Majakovskij, funzionali a una rilettura in chiave moderna del poeta fiorentino.

Nessuno è escluso: dalla più tenera età fino a quella più matura, tutti hanno un ruolo in questo teatro di sensibilizzazione e reminiscenza, tutti possono esprimere con strumenti diversi, dalla musica alla recitazione, dal grido al canto, un sentire comune, una protesta apolitica di laico pentimento.

I meandri delle Monacelle contribuiscono a rendere l’immedesimazione ancora più vivace e la tappa finale sul tetto dell’edificio pare quasi non avere nulla da invidiare all’Eden, sopraelevato com’è rispetto all’abisso della Murgia.

Elena Lionetti